La fonte di energia più importante del nostro campo non costa nulla, e nessuno la può migliorare.
C’è una scelta che facciamo prima di tutte le altre, e che condiziona tutto il resto: lasciare che a far crescere la canapa sia il sole. Sembra ovvio, eppure è una scelta vera e propria, con i suoi vantaggi e i suoi prezzi da pagare.
In questo articolo vi raccontiamo perché la facciamo, cosa significano davvero “outdoor” e “serra naturale”, e cosa porta il sole alla pianta e al fiore che finisce nel barattolo. È il seguito naturale del discorso che abbiamo aperto parlando di coltivazione naturale: lì abbiamo raccontato il suolo e la biodiversità, qui entriamo nella luce.
La luce che non si compra
Una pianta di canapa è nata per crescere sotto il cielo. La sua intera fisiologia, dal modo in cui apre le foglie al momento in cui decide di fiorire, è tarata su un segnale preciso: la luce del sole, con il suo spettro completo e il suo ritmo che cambia di ora in ora e di stagione in stagione.
Noi partiamo da qui. Invece di chiederci come riprodurre il sole, ci chiediamo come dare alla pianta il sole migliore possibile e lasciarla lavorare. È una differenza di filosofia prima ancora che di tecnica: assecondare ciò che la pianta sa già fare, invece di sostituirci a lei.
Outdoor e serra naturale: due modi di stare al sole
Coltiviamo in due forme, e tutte e due hanno il sole come motore.
L’outdoor è il pieno campo: la pianta cresce all’aperto, esposta alla luce diretta, al vento, alla pioggia e agli sbalzi di temperatura tra il giorno e la notte. È la forma più essenziale, quella che mette la canapa nel suo ambiente naturale senza filtri.
La serra naturale è una serra che lavora con luce solare, non con lampade. Il suo compito è proteggere: ripara la pianta dalla pioggia battente, dalla grandine e dagli eccessi del meteo, dando alla coltivazione un po’ più di stabilità nelle fasi delicate. Ma la fonte di energia resta sempre la stessa, il sole che entra dalla copertura. La serra accompagna la stagione, non la sostituisce.
Outdoor
Pieno campo, luce diretta e completa. Vento, pioggia e sbalzo termico giorno/notte in presa diretta: la pianta nel suo ambiente naturale, senza filtri.
Serra naturale
La stessa luce del sole, con in più un riparo dagli eccessi del meteo nelle fasi delicate. Più stabilità alla coltivazione, sempre a energia solare.
Sono due strumenti per lo stesso obiettivo: dare alla pianta la luce vera, gestendo il rischio del meteo in modo diverso a seconda della genetica e dell’annata.
La stagionalità come alleata
Il sole non porta solo luce, porta un calendario. Le giornate che si allungano e poi si accorciano, il caldo del giorno e il fresco della notte, il passaggio dall’estate all’autunno: sono tutti segnali che la pianta legge e che guidano la sua crescita e la sua fioritura.
Noi seguiamo questo calendario invece di forzarne uno artificiale. Significa una sola raccolta l’anno, al momento giusto, quando la pianta è pronta davvero. È più lento, ma è anche più coerente con il modo in cui la canapa è fatta. La stagione non è un vincolo da aggirare: è l’alleata che detta i tempi.
Cosa porta il sole alla pianta
Qui sta il cuore della scelta. La luce piena del sole e lo sbalzo termico tra giorno e notte stimolano la pianta a sviluppare al meglio le sue difese naturali, e tra queste ci sono proprio le sostanze che danno carattere al fiore.
I terpeni, che disegnano l’aroma, e le resine, che ricoprono il fiore, sono in buona parte una risposta della pianta all’ambiente. Una luce ricca e uno sbalzo termico naturale spingono questa risposta, e il risultato è un profilo aromatico più pieno e più fedele alla genetica. È un fenomeno che anche la ricerca agronomica osserva da tempo, e che noi vediamo ogni anno nei nostri fiori: il naso, su un fiore cresciuto al sole, trova quasi sempre più sfumature.
Non è magia, è botanica. La pianta fa quello per cui è attrezzata, e il sole le dà l’occasione di farlo bene.
Il prezzo della scelta, e perché vale
Saremmo disonesti a raccontarvi solo i pregi. Coltivare al sole costa.
Costa in resa: una sola raccolta l’anno, contro le molte possibili al chiuso. Costa in prevedibilità: il meteo decide insieme a noi, e un’annata storta si sente. Costa in pazienza: bisogna aspettare la stagione, accettarne i capricci, e leggere la pianta giorno per giorno invece di programmarla.
Accettiamo tutto questo perché il risultato nel fiore lo giustifica, e perché è coerente con tutto il resto del nostro metodo: dal suolo vivo alla lenta essiccazione e al curing, la stessa pazienza accompagna la pianta dal campo al barattolo. Far parlare il prodotto, per noi, vuol dire anche questo: scegliere la strada più lenta quando è la strada che il fiore merita.
Se volete giudicare con il naso, i fiori che nascono da questo metodo sono nella collezione Outdoor e nella collezione Greenhouse: per esempio la nostra Limoncello e la Candy Kush. Se invece volete capire come lavoriamo nel complesso, trovate tutto nella pagina sull’approccio alla coltivazione. Il sole fa la sua parte, noi facciamo la nostra, e il fiore racconta il resto.
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